Il nuovo romanzo di Laura Clerici, sabato prossimo alla Chiesetta di Santa Sofia

Laura Clerici è tornata con una nuova storia. Il suo ultimo romanzo, “La memoria del fuoco”, verrà presentato per la prima volta ai lettori il prossimo sabato 26 maggio, nella romantica cornice della chiesetta di Santa Sofia, alle ore 17.30.

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DONNE TUTTE D’UN PEZZO… PER LA FESTA DELLA DONNA

 

L’8 marzo è alle porte, così come il profumo delle mimose sbocciate nella vicina Liguria (o in qualche anonima serra…) e le solite tiritere su uguaglianza, parità di diritti, abusi, violenze.

Dopo i festeggiamenti quasi prettamente femminili di questa giornata, tutto sarà tornato alla normalità e archiviato fino al prossimo anno.   Per questo motivo nel mese di marzo vi consiglierò libri che parlano di grandi donne, non necessariamente solo per donne… !

Oggi vi consiglio un volume non proprio recente. Si tratta della prima pubblicazione di Margaret Mazzantini (che i più conoscono per opere maggiori, come “Venuto al mondo” e “Non ti muovere”).

“Il catino di zinco”, del 1994, vinse il Premio Campiello.
Il romanzo si legge in fretta per il numero di pagine, ma non lascia certamente indifferenti. La scrittura è cruda, forte, graffiante ma a tratti diventa più scurrile, e si fonde con il linguaggio dialettale dei suoi personaggi, semplici e umili (lo stesso “catino di zinco” del titolo ci riporta indietro nel tempo, quando il suo uso era testimone di quotidianità).

Il personaggio principale è Nonna Antenora, eroina di un mondo arcaico, coerente, coraggiosa e tenace nella sua intera drammatica esistenza. Nonostante viva confinata fra le mura domestiche, esercita su tutta la famiglia un matriarcato indiscusso. Affronterà nella sua vita le due guerre mondiali, una dittatura, la ricostruzione… senza mai perdersi d’animo.

La storia inizia in una mattina fredda come tante: la nonna è morta e la nipote vuole farcela conoscere,  parlarci di lei e della storia della sua famiglia, grazie alle memorie e ai racconti che l’anziana donna le ha affidato, racchiudendoli come in una sorta di album famigliare, che raccoglie  visi, storie di uomini, donne, bambini, luoghi… che la nipote non ha mai visto di persona, ma che le sembra di conoscere da sempre.
A colpirci sono le storie di quelle donne che dovevano essere sottomesse prima ai padri e poi ai mariti, ma che non hanno perso mai la loro personalità, la loro forza, affrontando le sfide della vita di tutti i giorni con coraggio, ed Antenora rappresenta bene questo tipo di identità femminile, che ama profondamente i figli – piange quello morto di tifo, non si dà pace per quelli partiti per la guerra, e controlla a vista d’occhio il figlio più piccolo perché non faccia sciocchezze -, guarda ora con tenerezza ora con insofferenza il tranquillo marito Gioacchino, col quale non riuscirà mai a vivere una reale intimità (soprattutto sessuale, nonostante i figli), se non forse solo negli anni della vecchiaia, quando insieme condivideranno la solitudine del nido familiare svuotato dal tempo.

“Ti approfitti di me perché sai che non credo nel tempo e lo considero un’invenzione, una menzogna per scandire il transito sulla terra. Si sta dove non c’è inizio, dove non c’è fine. In quel mezzo c’è la vita. E tutto gira, gira, gira… Le cose tornano. Tornano i visi. Ora che per te è finita, cerchi anime nella quali riversarti. Cerchi la mia, di anima. Ladra dei miei occhi, delle mie buone intenzioni”.

Un romanzo di una intensità eccezionale, costruito attorno alla vita di una donna d’altri tempi,  in grado di essere sempre se stessa nonostante l’ostilità del mondo e della storia. Buona lettura!

Laura Clerici

I libri … della neve

E’ passato gennaio, il mese dei Santi e dei proverbi.

I “mercanti della neve” che si celebrano il 15, 16 e 17 gennaio,  in realtà non ne hanno portata, almeno nella nostra zona,  e persino la “merla”, con i suoi ultimi giorni del mese noti come i più freddi dell’anno ci ha un po’ delusi.
Annusavamo già la primavera, piantavamo primule e pensavamo alla vacanze… ed eccolo, il “Burian”! Un’ondata di gelo estremo proveniente dalla Siberia che sta stroncando le prime gemme delle piante e un po’ anche la nostra voglia di sole e di uscite in bicicletta.
Oggi vi propongo quindi la lettura di tre  romanzi, di tutti i generi e per tutti i gusti, da centellinare davanti ad un bel camino acceso, in casa al calduccio, in compagnia di un bicchiere di vino o di un buon tè… e di un gatto… (o più di uno!).

Mauro Corona, lo scrittore delle montagne, ci descrive una bellissima favola fantasy nel suo “Storia di Neve” : Neve Menin, l’unica bambina nata nel gelido inverno del 1919, è una creatura speciale. Tutti lo capiscono quando, con il semplice tocco della sua mano, alcuni compaesani in punto di morte guariscono miracolosamente. In effetti Neve altro non è che la parte buona della strega Melissa tornata sulla Terra per riparare i torti commessi in vita. Il padre di Neve però non tarda a vedere in questo dono misterioso un’occasione per arricchirsi e organizza insieme ad altri cinici compari una serie di finti miracoli, che innescano una spirale inarrestabile di ricatti, violenza e delitti…
Un libro magico, che fa riflettere sul genere umano e sui suoi difetti, sulla forza della natura e sulla magia del bosco, della montagna, della neve. Per gli amanti della natura e delle favole.

 

Se amate i thriller, dovete leggere “Il senso di Smilla per la neve“, di Peter Hoeg, direttamente dalla terra dei ghiacci. A Copenaghen, tra la neve, viene trovato morto un bambino di nome Esajas. Apparentemente è caduto dal tetto durante un gioco, ma la sua vicina di casa, una groenlandese di nome Smilla, inizia a sospettare che si sia trattato di un omicidio. Smilla Jaspersen è una glaciologa, cioè una geologa specializzata in ghiaccio, figlia di un medico di chiara fama e di una cacciatrice eschimese, e vive sulla pelle il razzismo dei danesi nei confronti delle persone originarie della Groenlandia. Delusa dall’atteggiamento superficiale della polizia, Smilla inizia un’indagine parallela che la porterà a scoprire una incredibile verità…
Avventura, colpi di scena, un po’ di fantascienza e sentimento in un romanzo che mette i brividi (in ogni senso) e trasuda silenzio e smarrimento.

 

Per gli amanti della storia, come dimenticare “Il sergente nella neve“, di Mario Rigoni Stern? Il libro è la cronaca di quanto accaduto proprio al sergente maggiore Mario Rigoni Stern incaricato di guidare la sua compagnia nella ritirata che dalla Russia doveva riportare in patria i soldati italiani, tra il dicembre 1942 e il febbraio 1943. Rigoni Stern ricostruisce la vita di trincea tra le postazioni italiane lungo il corso del fiume Don, dove passa la linea del fronte e passa a mettere in scena la vera e propria ritirata, ovvero il lungo e difficilissimo esodo dei soldati tra le praterie innevate della Russia occidentale, costellata da pochi e poveri villaggi abbandonati per impedire all’esercito invasore di trovare rifugio lungo la ritirata.
Una lettura semplice e crudele, sempre tristemente attuale, che racconta una storia vera, da non dimenticare.

Non facciamoci spaventare dunque dalle lunghe domeniche invernali che sembravano essere finite; il rumore delle pagine che si voltano e il profumo della carta vanno a braccetto con i fiocchi di neve, il vento gelido, le ultime tisane della stagione, calde e corroboranti.
Buona lettura!

Laura Clerici