DONNE TUTTE D’UN PEZZO… PER LA FESTA DELLA DONNA

 

L’8 marzo è alle porte, così come il profumo delle mimose sbocciate nella vicina Liguria (o in qualche anonima serra…) e le solite tiritere su uguaglianza, parità di diritti, abusi, violenze.

Dopo i festeggiamenti quasi prettamente femminili di questa giornata, tutto sarà tornato alla normalità e archiviato fino al prossimo anno.   Per questo motivo nel mese di marzo vi consiglierò libri che parlano di grandi donne, non necessariamente solo per donne… !

Oggi vi consiglio un volume non proprio recente. Si tratta della prima pubblicazione di Margaret Mazzantini (che i più conoscono per opere maggiori, come “Venuto al mondo” e “Non ti muovere”).

“Il catino di zinco”, del 1994, vinse il Premio Campiello.
Il romanzo si legge in fretta per il numero di pagine, ma non lascia certamente indifferenti. La scrittura è cruda, forte, graffiante ma a tratti diventa più scurrile, e si fonde con il linguaggio dialettale dei suoi personaggi, semplici e umili (lo stesso “catino di zinco” del titolo ci riporta indietro nel tempo, quando il suo uso era testimone di quotidianità).

Il personaggio principale è Nonna Antenora, eroina di un mondo arcaico, coerente, coraggiosa e tenace nella sua intera drammatica esistenza. Nonostante viva confinata fra le mura domestiche, esercita su tutta la famiglia un matriarcato indiscusso. Affronterà nella sua vita le due guerre mondiali, una dittatura, la ricostruzione… senza mai perdersi d’animo.

La storia inizia in una mattina fredda come tante: la nonna è morta e la nipote vuole farcela conoscere,  parlarci di lei e della storia della sua famiglia, grazie alle memorie e ai racconti che l’anziana donna le ha affidato, racchiudendoli come in una sorta di album famigliare, che raccoglie  visi, storie di uomini, donne, bambini, luoghi… che la nipote non ha mai visto di persona, ma che le sembra di conoscere da sempre.
A colpirci sono le storie di quelle donne che dovevano essere sottomesse prima ai padri e poi ai mariti, ma che non hanno perso mai la loro personalità, la loro forza, affrontando le sfide della vita di tutti i giorni con coraggio, ed Antenora rappresenta bene questo tipo di identità femminile, che ama profondamente i figli – piange quello morto di tifo, non si dà pace per quelli partiti per la guerra, e controlla a vista d’occhio il figlio più piccolo perché non faccia sciocchezze -, guarda ora con tenerezza ora con insofferenza il tranquillo marito Gioacchino, col quale non riuscirà mai a vivere una reale intimità (soprattutto sessuale, nonostante i figli), se non forse solo negli anni della vecchiaia, quando insieme condivideranno la solitudine del nido familiare svuotato dal tempo.

“Ti approfitti di me perché sai che non credo nel tempo e lo considero un’invenzione, una menzogna per scandire il transito sulla terra. Si sta dove non c’è inizio, dove non c’è fine. In quel mezzo c’è la vita. E tutto gira, gira, gira… Le cose tornano. Tornano i visi. Ora che per te è finita, cerchi anime nella quali riversarti. Cerchi la mia, di anima. Ladra dei miei occhi, delle mie buone intenzioni”.

Un romanzo di una intensità eccezionale, costruito attorno alla vita di una donna d’altri tempi,  in grado di essere sempre se stessa nonostante l’ostilità del mondo e della storia. Buona lettura!

Laura Clerici

I libri … della neve

E’ passato gennaio, il mese dei Santi e dei proverbi.

I “mercanti della neve” che si celebrano il 15, 16 e 17 gennaio,  in realtà non ne hanno portata, almeno nella nostra zona,  e persino la “merla”, con i suoi ultimi giorni del mese noti come i più freddi dell’anno ci ha un po’ delusi.
Annusavamo già la primavera, piantavamo primule e pensavamo alla vacanze… ed eccolo, il “Burian”! Un’ondata di gelo estremo proveniente dalla Siberia che sta stroncando le prime gemme delle piante e un po’ anche la nostra voglia di sole e di uscite in bicicletta.
Oggi vi propongo quindi la lettura di tre  romanzi, di tutti i generi e per tutti i gusti, da centellinare davanti ad un bel camino acceso, in casa al calduccio, in compagnia di un bicchiere di vino o di un buon tè… e di un gatto… (o più di uno!).

Mauro Corona, lo scrittore delle montagne, ci descrive una bellissima favola fantasy nel suo “Storia di Neve” : Neve Menin, l’unica bambina nata nel gelido inverno del 1919, è una creatura speciale. Tutti lo capiscono quando, con il semplice tocco della sua mano, alcuni compaesani in punto di morte guariscono miracolosamente. In effetti Neve altro non è che la parte buona della strega Melissa tornata sulla Terra per riparare i torti commessi in vita. Il padre di Neve però non tarda a vedere in questo dono misterioso un’occasione per arricchirsi e organizza insieme ad altri cinici compari una serie di finti miracoli, che innescano una spirale inarrestabile di ricatti, violenza e delitti…
Un libro magico, che fa riflettere sul genere umano e sui suoi difetti, sulla forza della natura e sulla magia del bosco, della montagna, della neve. Per gli amanti della natura e delle favole.

 

Se amate i thriller, dovete leggere “Il senso di Smilla per la neve“, di Peter Hoeg, direttamente dalla terra dei ghiacci. A Copenaghen, tra la neve, viene trovato morto un bambino di nome Esajas. Apparentemente è caduto dal tetto durante un gioco, ma la sua vicina di casa, una groenlandese di nome Smilla, inizia a sospettare che si sia trattato di un omicidio. Smilla Jaspersen è una glaciologa, cioè una geologa specializzata in ghiaccio, figlia di un medico di chiara fama e di una cacciatrice eschimese, e vive sulla pelle il razzismo dei danesi nei confronti delle persone originarie della Groenlandia. Delusa dall’atteggiamento superficiale della polizia, Smilla inizia un’indagine parallela che la porterà a scoprire una incredibile verità…
Avventura, colpi di scena, un po’ di fantascienza e sentimento in un romanzo che mette i brividi (in ogni senso) e trasuda silenzio e smarrimento.

 

Per gli amanti della storia, come dimenticare “Il sergente nella neve“, di Mario Rigoni Stern? Il libro è la cronaca di quanto accaduto proprio al sergente maggiore Mario Rigoni Stern incaricato di guidare la sua compagnia nella ritirata che dalla Russia doveva riportare in patria i soldati italiani, tra il dicembre 1942 e il febbraio 1943. Rigoni Stern ricostruisce la vita di trincea tra le postazioni italiane lungo il corso del fiume Don, dove passa la linea del fronte e passa a mettere in scena la vera e propria ritirata, ovvero il lungo e difficilissimo esodo dei soldati tra le praterie innevate della Russia occidentale, costellata da pochi e poveri villaggi abbandonati per impedire all’esercito invasore di trovare rifugio lungo la ritirata.
Una lettura semplice e crudele, sempre tristemente attuale, che racconta una storia vera, da non dimenticare.

Non facciamoci spaventare dunque dalle lunghe domeniche invernali che sembravano essere finite; il rumore delle pagine che si voltano e il profumo della carta vanno a braccetto con i fiocchi di neve, il vento gelido, le ultime tisane della stagione, calde e corroboranti.
Buona lettura!

Laura Clerici

Un libro per la Memoria

Il Giorno della Memoria, come tutti sappiamo, è una ricorrenza internazionale che viene celebrata il 27 gennaio di ogni anno per commemorare le vittime dell’Olocausto. In quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, trovando devastazione, orrore, morte.

Ognuno di noi ha naturalmente insito dentro di sè tutto quello che questa celebrazione torna a farci rivivere e ci spinge immancabilmente a ricordare. I libri, i numerosi film, le nozioni storiche imparate a scuola, la testimonianza diretta dei sopravvisuti per chi ha avuto il privilegio di conoscerli, tutto torna a bussare all’anima e a farci commuovere di fronte a quelle immagini di persone ridotte a scheletri senza dignità.

Staccandomi da politica e idee di partito, cosa che mi riesce bene e faccio volentieri, penso che ognuno di noi sia convinto che gli errori del passato, umanamente e ingenuamente commessi, non debbano mai essere ripetuti, nonostante la caparbia  umanità dell’Uomo, che spesso sfocia in orgoglio represso ed esagerato. Tutti dobbiamo adoperarci per fare in modo che alcuni avvenimenti rimangano per sempre solo nella Memoria.

In queste giornate un po’ lugubre di pioggia, nebbia, avvenimenti di cronaca poco allegri e in memoria all’Olocausto, vi propongo la lettura di un libro che credo i più conoscano come rivisitazione cinematografica, tra l’altro molto fedele e ben ricostruita: “Storia di una ladra di libri”, di Markus Zusak.

Siamo in Germania, nel 1939. Nel giorno del funerale del suo fratellino, la piccola Liesel di nove anni, scorge un libricino nascosto nella neve e lo ruba. La mamma, appartenente al partito comunista, sta scappando dalla Germania e deve lasciare la figlia ad una famiglia tedesca, disposta ad accoglierla. Comincia così la storia di questa “ladra”, il cui amore per i libri diventa un talismano contro l’orrore vero che la circonda. Per salvarli, è pronta a strapparli ai roghi nazisti o a sottrarli di nascosto dalla meravigliosa biblioteca della moglie del sindaco. Il mondo incantato di Liesel cambia quando la sua famiglia adottiva accoglie un ragazzo ebreo, nascondendolo in cantina. La sua esistenza nascosta si riduce a pochi metri quadrati, ma la sua fantasia decolla in una vastità artistica straripante e quasi magica.

Il libro ha un narratore originale e unico: la Morte.

“In tutta sincerità, mi sforzo di prendere la faccenda allegramente, anche se, a dispetto delle mie proteste, la maggior parte delle persone trova difficile credermi. Per favore, fidati di me. Posso davvero essere allegra. Posso essere amabile. Affettuosa. Affabile. E queste sono solo le parole che cominciano per A. Non chiedermi però di essere bella: essere bella non è da me.”

“Fra le rovine di Colonia, c’era un gruppo di bambine che raccoglieva serbatoi di carburante vuoti, sganciati dal nemico. E c’ero io, che come sempre raccoglievo esseri umani. Ero stanca, e l’anno non era ancora neppure a metà.”

I capitoli sono brevi e intervallati da pensieri, disegni, citazioni; il romanzo, a mio parere, si legge d’un fiato nonostante la complessità e la tragicità della sua storia.

“Ho odiato le parole e le ho amate, e spero che siano tutte giuste.
Fuori, il mondo fischiettava. La pioggia era sporca.”

Fino al paragrafo che ho da sempre trovato più toccante e magnifico e che amo leggere e rileggere, soprattutto in occasioni come quelle di un ricordo, una Giornata, una preghiera speciale.

“Sarà forse onesto dire che, in tutti gli anni del dominio di Hitler, nessuno servì il Fuhrer lealmente quanto me. Un essere umano non ha un cuore come il mio. Il cuore dell’uomo è una linea, il mio un cerchio. Io, inoltre, ho un’illimitata capacità di essere al posto giusto nel momento giusto. La conseguenza è che negli uomini trovo sempre il meglio e il peggio: vedo la loro bruttezza e la loro bellezza, e mi domando come la medesima cosa possa essere entrambe. Eppure, hanno la sola cosa che invidio: se non altro, gli uomini hanno il buon senso di morire.”

 

Buona lettura, dunque, e non abbiate timore di commuovervi…

“Questa è la cosa più stupida che io abbia mai fatto!”
“Infatti, e guarda come sei felice!…”

Laura Clerici