“It”… e la paura dei pagliacci #atorredisolaideeaperte

In questi giorni, televisione e giornali ci rimandano frequentemente la pubblicità dell’uscita di IT, la nuova versione cinematografica dell’omonimo romanzo horror di Stephen King (scrittore del quale ho già sicuramente parlato…), dove un’entità demoniaca si presenta nelle sembianze di Pennywise il Pagliaccio, un clown.
È molto difficile non provare un brivido di fronte alle apparizioni improvvise di questo spaventoso personaggio, che terrorizzò le mie notti negli anni Novanta, quando dopo avere visto lo sceneggiato in televisione dormii con la luce accesa per settimane.
Non so se fu colpa di It… ma da allora questi allegri personaggi coperti da trucco e parrucche mi inquietano e mi fanno decisamente paura.
Mi sono quindi voluta documentare su questa paura, la “coulofobia”, il timore irrazionale dei pagliacci che pare abbia radici psicologiche ben precise.

Intanto, i pagliacci sono persone, anche se indossano una parrucca e un naso rosso finto e sono truccati pesantemente. Gli esperti spiegano che se attacchiamo un paio di occhi sporgenti su una patata, per esempio, la troveremo buffa; la stessa cosa non succede però su un robot, una bambola, o comunque qualcosa che abbia sembianze umane: ci farebbe paura. Otteniamo dunque l’effetto della “Valle perturbante”, il realismo estremo di una figura in cui c’è qualcosa che non va, alla fine ci procura emozioni negative.

Inoltre, i pagliacci mostrano una faccia e delle movenze che non si comportano nel modo normale, a noi conosciuto. Il sorriso è sempre troppo forzato e sfigura la bocca, gli occhi sono spesso esageratamente truccati e si muovono in modo ambiguo, i colori dell’insieme sono troppo forti. La loro andatura è volutamente innaturale e goffa.
Inoltre, sono imprevedibili, maliziosi, dispettosi per eccellenza e con loro siamo sempre sul chi-va-là. Se ci troviamo ad interagire con un pagliaccio, non sappiamo se aspettarci uno sgambetto o che ci arrivi una torta in faccia.
Tutti questi elementi ci procurano disagio, spavento, confusione e il nostro cervello fatica a decodificare del tutto le espressioni davvero umane di quel personaggio originale, facendocelo apparire diverso e pericoloso. Una persona risulta naturalmente inquietante quando non si capisce se sia da temere o meno.

Al di là degli studi e delle considerazioni degli esperti, non so in realtà cosa ci spinga ad avere paura questi personaggi che dovrebbero farci ridere. Mi sforzo spesso di capirlo, soprattutto da quella volta in cui un amabile artista travestito da clown, con tanto di palloncini in mano, si trovò a transitare dalle parti del mio ufficio ed entrò a lasciare qualche biglietto omaggio da dare ai bambini della zona, per invitarli al suo terricante spettacolo.
Io ero impegnata a fare dei conti… alzai lo sguardo e… credo che si spaventò più lui di me e se ne andò con aria confusa.

Ha un bel dire il nostro Stephen King, che recentemente ha preso le difese dei clown, invitando gli americani a non spaventarsi per via di recenti avvistamenti a catena di pagliacci minacciosi; lui ha ricordato che i clown normalmente sono bene intenzionati e vogliono solo far divertire i bambini e far sorridere le persone. Noi non possiamo fare altro che ringraziarlo per lo splendido romanzo horror che ci ha donato, unico nel suo genere… e maledirlo benevolmente per averci trasmesso questa fobia.

It è un’avventura che riguarda ognuno di noi e accentua le paure della nostra fanciullezza, che spesso ci trasciniamo appresso per tutta la vita.
It è il male vero e proprio, capace di assumere mille forme, senza tempo e senza età, con evidenti sembianze simpatiche e sorridenti, ma che nascondono sotto il cerone tranelli, inganni e trappole irreversibili.
It è da vedere… sicuramente nella sua prima versione e probabilmente in quella più recente.
It è sicuramente da leggere. Non quando si è soli, non al buio, non quando piove, non quando si è tristi e suggestionabili.

Eccone un assaggio:

“Io, Georgie, sono il signor Bob Gray, altrimenti noto come Pennywise, il pagliaccio ballerino. Pennywise, ti presento George Denbrough. Georgie, questi è Pennywise. Ecco, adesso ci conosciamo. Non sono più uno sconosciuto per te e tu non sei uno sconosciuto per me. Giusto?”
George ridacchiò. “Immagino di sì”. Allungò di nuovo la mano… e la ritrasse anche questa volta. “Come sei sceso laggiù?”
“La tempesta mi ha soffiato via – rispose Pennywise, il pagliaccio ballerino. “Tutto quanto il circo ha spazzato via. Lo senti l’odore del circo, Georgie?”
Georgie allungò il collo. Ad un tratto sentì odore di noccioline! Noccioline arrostite e ancora calde! E di aceto, quello bianco che si spruzza sulle patatine fritte dal forellino nel tappo! E il profumo dello zucchero filato e delle ciambelle che friggevano nell’olio, insieme all’odore più debole, ma penetrante, di sterco di animali selvatici. Sentiva anche l’aroma allettante della segatura; tuttavia… Tuttavia, sotto sotto, c’era olezzo di alluvione e di foglie in decomposizione e di scure ombre di fogna. Questo odore era fradicio e marcio, odore di cantina. Ma gli altri erano più intensi.
……………………………
Indossava un costume largo, di seta, con grandi bottoni arancione. Una vivace cravatta color blu elettrico gli ricadeva mollemente sul davanti e alle mani aveva un paio di guantoni bianchi, come quelli di Topolino o Paperino
“Lo vuoi, un palloncino? Ne ho di rossi, verdi, gialli, blu…”
“Volano?”
“Se volano?” il sorriso del clown si allargò. “Oh sì, eccome. Volano! E c’è zucchero filato…!”
George allungò la mano. Il clown gli afferrò il braccio.
E George vide la faccia del clown trasformarsi”
(Stephen King, It)

 

Laura Clerici