La patria del cuore

Pensieri, parole, emozioni, sentimenti di una giovane studentessa

Mentirei a me stessa e agli altri se dicessi che questo percorso è stato facile e ancora oggi non regala delle sorprese. Ricordo però molto bene com’è iniziato. Era l’estate del 2015, una di quelle torride e afose per cui anche il semplice atto di respirare ti affanna e ti rende più debole. Era l’anno della mia maturità, l’anno che tutti chiamano quello “della svolta”, furono 365 giorni di sofferenza e sacrificio, ma finalmente il momento di salutare la mia adolescenza era arrivato.

Era metà luglio quando mi trovai di fronte alla commissione a discutere la mia tesina sulla figura del giornalismo nel 900 portando a confronto Indro Montanelli e Oriana Fallaci, di quel giorno ricordo ben poco. Ricordo solo però l’emozione che provai quando salutai i miei professori, mi alzai da quella sedia e improvvisamente balenò nella mia mente che stavo per iniziare un nuovo capitolo della mia vita.

Fu tutto veloce e improvviso e Settembre arrivò prima del previsto. Il momento della mia decisione era arrivato, dopo un’estate passata a riflettere sul mio futuro, sulle scelte da compiere; tra tuffi nel mare e qualche scalata in montagna, era giunto il momento di scegliere che università fare. Senza tanti dubbi scelsi la facoltà che più sentivo mia, Lettere.

Eppure quella decisione non mi bastava. Volevo vivere pienamente la mia prima esperienza da adulta e così scelsi di vivere da fuori sede. Nonostante Milano non fosse così distante da Torre d’Isola decisi di cambiare completamente stile di vita. Ricordo del giorno della mia partenza il colore giallo intenso della campagna e un profumo di fine settembre che invadeva ogni parte del mio corpo mentre la macchina scorreva sull’asfalto caldo di Torre d’isola, piena di libri, di vestiti e di speranze per iniziare la nuova avventura. Nella mia mente, mentre l’automobile abbandonava quelle stradine in cui ero cresciuta, tra carezze e affetto; ripercorrevo i miei 19 anni trascorsi in un paese piccolo che spesso mi aveva fatta soffrire ma fino a quel momento era stata la culla della mia infanzia e della mi adolescenza e automaticamente i ricordi brutti svanivano creando lo spazio per quelli belli.

Come flashback di una vita non molto lontana i miei occhi ripercorrevano le recite all’asilo, le scuole elementari, l’oratorio, le giornate in campagna e il suono modulato delle campane che avevano scandito la mia vita fino a quel momento. Mi ritrovai in pochissimo tempo catapultata in una realtà caotica, diversa e asfissiante. Il sogno di ogni adolescente è quello di vivere lontano da casa e vivere un’esperienza vera che ti prepari all’età adulta.

Dicono che una volta che esci e vai a vivere fuori da casa poi non ci ritorni più, eppure dentro di me sentivo che Torre D’Isola era ancora la patria del cuore.

Come un’eroina romantica passai i primi mesi nella giungla milanese cercando di adattarmi a nuovi ritmi e impegni, non fu semplice, ma ben presto mi accorsi che mi ero ricreata il mio piccolo paese, la mia piccola quotidianità anche in una metropoli. Avevo le mie coinquiline, i miei vicini di casa e le lezioni. Semplicemente risentivo le campane del campanile di Santa Maria della Neve dentro di me nuovamente, sentivo che quei colori e quelle emozioni che avevo provato fino a quel momento erano rimasti dentro di me e stavo rivivendo tutto lentamente.

Sono trascorsi tre anni intensi, ricchi di esperienze, incontri e traguardi raggiunti e da raggiungere. Il tempo è passato, e tornando qualche volta a casa mi soffermo a guardare il fiume, il Ticino, ascolto in silenzio il rumore dell’acqua che scava la terra portandosi ogni volta con sé un piccolo granello di sabbia. Quella vista mi ricorda in quale meraviglioso e fortunato paese sono nata e cresciuta. A volte vivendo in una dimensione diversa si impara a vivere in modo differente, si impara l’armonia e la pace, che mancano al nostro paesello.

Dopo aver cambiato la mia realtà e le mie abitudini tornare all’origine è qualcosa che fortifica l’animo e lo spirito, ma soprattutto mi rievoca un pensiero costante che una volta lessi in un libro di Dostoevskij: “Nonostante le perdite e le privazioni che ho subito, io amo ardentemente la vita, amo la vita per la vita e davvero, è come se tuttora mi accingessi in ogni istante a dare inizio alla mia vita. E non riesco tuttora assolutamente a discernere se io mi stia avvicinando a terminare la mia vita o se sia appena sul punto di cominciarla: ecco il tratto fondamentale del mio carattere; ed anche , forse della realtà”.

Dove abbiamo intravisto l’inizio, abbiamo costruito un percorso, che stiamo vivendo o che vivremo, l’importante è compiere un passo alla volta, ricordandosi il passato, avendo uno sguardo al futuro, ma soprattutto lasciandosi guidare dal proprio colore interiore, che per me resterà sempre l’inconfondibile verde delle risaie e il giallo del grano, frutto dei campi della mia Terra.

Torre d’Isola è un luogo incantato e per questo va rispettato.

Chiara Frisone