La casa dell’acqua: un servizio o un ricavo? Dal Bilancio di previsione.

Il Bilancio di previsione triennale prevede numerosi sacrifici relativi alla manutenzione delle strade e degli edifici scolastici, ma un investimento importante in nuove Case dell’Acqua.
Le nostre riflessioni sui costi e sulle scelte di questo servizio.

La sola Casa dell’Acqua sulla quale il nostro Comune ha esperienza è quella nel Cortile del Municipio, l’unica in funzione a Torre d’Isola.
È stata inaugurata il 22 marzo 2015 (fonte: convenzione tra Comune e Società ST14), più di 3 anni fa.
Ci facciamo qualche domanda:
1 – questo è un servizio (sulla cui funzione e utilità non abbiamo dubbi) offerto dal Comune? Se sì, potrebbe non essere imprescindibile che si autosostenga, anche se ciò sarebbe almeno auspicabile;
oppure
2 – è un investimento posto in essere dal Comune, al fine di generare ritorni futuri? Se sì, se ne dovrebbe valutare la convenienza economica.

Di seguito diamo una risposta a queste domande, non per togliere il Servizio esistente, ma per considerazioni sulla decisione di investire ulteriormente, in modo importante, su altri punti di erogazione in un momento di sofferenza del Bilancio, la cui mancata approvazione tempestiva ha esposto il paese al rischio di Commissariamento (vedasi la Provincia Pavese “Torre d’Isola, bilancio in extremis”).
Cominciamo dai costi di realizzazione della Casa dell’Acqua sita in frazione centro:


La tabella riporta i costi d’investimento iniziali “una tantum”, come da Determine, e i costi ricorrenti per l’acqua e per l’energia elettrica fornite dal Comune. I costi ricorrenti riportati sono quelli stimati dal fornitore, altri Comuni prevedono costi più elevati, anche il doppio.

Vediamo gli stessi dati in forma grafica, per avere una visione immediata dell’andamento nel tempo:


Ai costi dell’apparecchiatura e dei lavori iniziali, dopo nemmeno 2 anni si sono aggiunti costi importanti di adeguamento alle normative. Tipico di queste strutture, dobbiamo anche attenderci un’obsolescenza della tecnologia e quindi altri interventi. Nessuna sorpresa.

Domanda: questa Casa dell’Acqua si autososterrà nel tempo con gli introiti dei Concittadini che acquistano l’acqua?
Oppure sarà destinata ad essere un servizio con una quota di intervento del Comune?
Mettiamo a confronto l’andamento dei costi con quello dei ricavi stimati inizialmente dal Fornitore:

Osserviamo che il Fornitore aveva previsto un rientro dall’investimento in tre anni. Infatti, dopo tre anni, riga verde dei ricavi, abbiamo entrate che coprono il costo dell’Apparecchiatura, € 6.434 di entrate contro una spesa iniziale di
€ 6.100. Peccato che nel frattempo i costi siano aumentati fino a € 13.553.

Le due curve, costi ed entrate, divergono inesorabilmente e non danno segnali di convergenza.
Per i dati in nostro possesso, le stime iniziali di costi previsti si sono rivelate non attendibili, laddove si limitano a considerare sterilmente quanto indicato dal fornitore, senza includere i costi aggiuntivi che si sono verificati e che erano abbastanza facilmente prevedibili.

Continuando la storia di questa Casa dell’Acqua, arriviamo ai ritorni (entrate) veri per il Comune:


Di male in peggio, non solo le stime dei ricavi non sono state rispettate, le entrate a consuntivo sono state, al 31 dicembre 2017, di soli € 2.531 contro una stima di
€ 6.434. Abbiamo quindi un progetto che non potrà raggiungere nemmeno un punto di pareggio: lo dicono i dati che abbiamo. Se il Comune ha dati diversi, prego, confrontiamoci.

Dovessimo fare un bilancio ad oggi, alla Comunità questa operazione è costata circa € 13.500 € e ha avuto ritorni per circa 2.500 €.
Supponiamo quindi che si tratti di un servizio
: la Comunità se ne fa carico economicamente per dare un beneficio ai Cittadini, sempre in ottica di un ritorno solo potenziale e comunque solo nel lungo periodo.
Escludiamo che possa essere stata vista come un investimento, perché sarebbe un impiego di risorse quanto meno azzardato, nel quale, visti i risultati dei primi tre anni, non avrebbe senso insistere.
Noi non concludiamo che questa Casa dell’Acqua va tolta, ma non possiamo non fare due considerazioni:

PRIMA CONSIDERAZIONE
Tanti Comuni affidano a terzi, in service, le loro Case dell’Acqua e la società terza ci guadagna, vendendo l’acqua a € 0,05 al litro, il nostro stesso prezzo. Perché le società terze hanno evidentemente convenienza in questa attività e il nostro Comune no?
Forse perché una società terza valuta il bacino di utenza e accetta di fare l’intervento solo a fronte di numeri elevati di utenti, che possano remunerare il servizio.
Ma allora va bene che il nostro Comune sostenga un costo non ripagato per dare un servizio ad un bacino di utenti non remunerativo, ma non ha senso che di questi costi ne sostenga tre, impoverendo così ulteriormente il bacino attuale.

SECONDA CONSIDERAZIONE
Tenendo conto delle stime troppo ottimistiche di questa nostra prima esperienza, tenendo conto della drastica riduzione delle entrate preventive del Bilancio di Previsione 2018-2019-2020 e della conseguente riduzione delle spese per le manutenzioni, era il caso di investire € 20.000 in altre due Case dell’Acqua, vista la poco confortante esperienza della prima, e per ora unica, casa?

Quindi quella attuale peggiorerà ulteriormente il rapporto entrate/costi?
E quelle ulteriori che risultati daranno?
Sulla falsariga della prima?

Insistiamo nel dire che noi non siamo contrari all’utilità della Casa dell’Acqua, intesa come servizio a vantaggio collettivo, ma, ragionando bene sulla sua fruizione da parte dei Cittadini, emerge che solo una parte di Cittadini hanno scelto di usufruirne.
Facciamo una stima di quanti cittadini usufruiscono abitudinariamente di questo servizio.
A partire dalla Convenzione tra ST14 e il nostro Comune, si evince il ricavo stimato per il rientro di ST14 dall’investimento iniziale e dai costi di manutenzione:


ST14 ha previsto un rientro sull’investimento in 2 anni con il 50% degli introiti e dal terzo anno di ripagare la manutenzione con il 20% degli introiti.

Nota la Convenzione di cui sopra, dalle entrate del Comune si risale facilmente al numero medio degli utilizzatori della Casa dell’Acqua:

Deduciamo che 42 famiglie, affezionate, giustificano l’erogazione media della Casa dell’Acqua.
Insistiamo quindi che considerando la Casa dell’Acqua come un “servizio” la sosteniamo, ma non comprendiamo perché investire su altre 2, che per di più portano via quei pochi utenti da questa.
In particolare, a fronte di una riduzione importante delle entrate, ha ancora meno senso investire, quel poco disponibile, in altre due Case dell’Acqua, collocandole per di più al confine con Pavia e Bereguardo per attrarre utenti da altri Comuni quando già sappiamo che saranno investimenti in perdita.
Quanto sopra a scapito di altri possibili utili interventi come da nostri precedenti articoli sul Bilancio.
Francesco Sotti
Luigi Dezza