Le riflessioni e le perplessità di un concittadino al suo primo Consiglio Comunale

L’Amministrazione tace sull’ultimo Consiglio Comunale, una riunione da dimenticare per non aver approvato il Bilancio preventivo 2018/2020 entro il 31 marzo, termine ultimo fissato dal Ministero degli Interni.
Un Concittadino, un Professionista, presente al Consiglio Comunale, ci riporta le sue riflessioni.

Sono un residente di Torre d’Isola da più di vent’anni, ma conosco tutto di questa zona fin da bambino quando correvo nel cortile del bar di mio nonno e mia nonna.
L’altra sera ho partecipato al mio primo consiglio comunale, in quanto la notizia dell’annullamento dell’approvazione del bilancio comunale mi ha allarmato.
Volevo sentire le ragioni di tutto ciò.
Sinceramente, come cittadino, non avendo ricevuto nessuna risposta da parte del Sindaco o da parte dell’Assessore al Bilancio che mi potesse rassicurare, sono alquanto perplesso sul loro operato.
Per lavoro, essendo un Commercialista e avendo a che fare con il rispetto di termini, di regole e di scadenze, sono sbalordito da tutto ciò.
Chi amministra un Comune o una società ha il dovere morale di avere una condotta seria, leale e professionale verso i cittadini, nel caso del Comune, verso i soci per una società.
Se ci sono delle regole che devono essere rispettate e nel nostro caso è l’approvazione di un bilancio, devono essere rispettate e se non lo si fa devono essere chiariti i motivi in modo chiaro ed esaustivo.
Come cittadino ho il diritto di essere messo a conoscenza di tutto ciò.
Il buon funzionamento della società si basa sulle regole che gli uomini si sono dati per organizzare e far funzionare al meglio la loro vita comune e per garantire i diritti di tutti.

È importante capire che dietro ad una norma vissuta come un’imposizione fastidiosa, si nasconde in realtà la possibilità di stare bene con se stessi e con gli altri e soprattutto di esercitare senza limiti la propria libertà. 
Kant sosteneva che la libertà non consistesse nel fare tutto senza regole ma al contrario avere la determinazione di agire nel rispetto delle condizioni morali riconosciute.
È libero chi non distrugge le regole di convivenza che permettono a tutti di vivere e realizzarsi.
È libero chi persegue i propri obiettivi e coltiva le proprie passioni senza cedere ai compromessi immorali che lo rinchiuderebbero in una gabbia di vizi e malcostume.
È libero chi conosce i propri limiti e valorizza le sue virtù, chi sa che essere liberi è faticoso ma impagabile.
Il problema è che la maggior parte delle persone è incline a barare e che l’ambiente può scoraggiare o favorire i comportamenti disonesti.
In particolare, saremmo più propensi a mentire o imbrogliare se lo fanno anche gli altri intorno a noi.
Se fin da piccoli s’impara a imbrogliare, a non rispettare le regole, da grandi si sarà inclini a evadere le tasse, passare con il rosso, cercare raccomandazioni, saltare la fila agli sportelli, non allacciare la cintura di sicurezza in automobile.
Se domina la legge del furbetto chi è onesto paga due volte:
la prima perché è danneggiato da chi imbroglia e
la seconda perché viene anche deriso per averlo fatto.
In una società così, un genitore ha addosso una grande responsabilità.
È questa la società che vogliamo?
È da noi stessi e dai nostri figli che dobbiamo iniziare a cambiarla. Poi, certo, oltre alle regole esistono anche le eccezioni. È il caso di insegnare o di ricordare che, in determinati periodi storici, è possibile che vi siano delle regole ingiuste e che, in quei casi – che si spera di non sperimentare mai (dittature, guerre, genocidi, etc..) – è la disobbedienza, la non conformità alla regola ingiusta, ad essere civile.
Alla fine l’esempio è un altro punto cruciale: possiamo e dobbiamo pretendere dai nostri figli un comportamento civile, ma non più di quello che teniamo noi.
È preferibile imporre e imporsi alcune regole fondamentali e farle seguire e seguirle sino in fondo che predicare bene e razzolare male.
Argomento banale in teoria, ma, in pratica, è molto più difficile da seguire di quanto non pensiamo.
Quando buttiamo una carta per terra o quando non ci allacciamo la cintura di sicurezza in automobile stiamo fornendo ai nostri figli la base per ingannarci, perché gli mostriamo la differenza tra le nostre intenzioni e i nostri comportamenti.
Ne deriva che il rispetto delle regole è fondamentale, nella società, in un partito, in un’associazione.
Purtroppo questi movimenti carsici d’interpretazione delle regole a seconda della posizione che occupiamo in quel momento è un mal costume tutto italiano e se vogliamo diventare un Paese d’esempio per gli altri è dal rispetto delle regole che dobbiamo partire.
Scusate lo sfogo, ma credo che il rispetto delle regole sia fondamentale nella società di oggi.
Stefano Mozzati