Saman Gunan, eroe, morto per salvare i 12 ragazzi thailandesi

Tutti in questi giorni hanno seguito, chi leggendo sui quotidiani, chi seguendo i vari telegiornali, il salvataggio dei 12 ragazzi della squadra di calcio ed il loro allenatore prigionieri nelle grotte in Thailandia.

Nei giorni precedenti ho letto il bellissimo articolo sulle nostre squadre di calcio e viene spontaneo pensare ai nostri ragazzini. Voglio raccontarvi il sacrificio di un uomo che ha dato la sua vita per salvarli. Pur essendo lontani molti chilometri dal nostro territorio, quello che ha fatto rimarrà per sempre nei nostri cuori.

Ci sono storie parallele alla storia, quella grande, che finisce prima sui giornali poi magari sui libri. Questa è la storia piccola ma gigantesca di Saman Gunan, eroe, morto per salvare 12 ragazzini e il loro allenatore intrappolati sottoterra, in Thailandia, da due settimane. Era un subacqueo provetto, sport che pratico ed amo, aveva preso le ferie dal suo lavoro per contribuire ad aiutare quel gruppetto disperato e forse inconsapevole. “Andiamo a riportarli a casa”, aveva annunciato entusiasta in un video prima di prendere l’aereo.
L’ex Navy Seal tailandese è morto per mancanza di ossigeno nelle estenuanti operazioni di recupero nella grotta Tham Luang. Saman ha perso conoscenza nella notte, mentre era impegnato nel tragitto di ritorno dai ragazzi che voleva salvare.

Era uno dei sub impegnato nella fornitura di bombole di ossigeno, che oltre che servire ai ragazzi sono anche necessarie ai soccorritori che si alternano lungo il tortuoso tragitto di 1,7 chilometri che separa il gruppo dalla più vicina base di rifornimento intermedia nella grotta. Non è chiaro se la bombola abbia esaurito l’ossigeno o semplicemente fosse difettosa, oppure se in una grotta dove il livello di ossigeno è in calo è mancata l’aria. Il cuore di Saman ha comunque ceduto, e i tentativi di rianimarlo da parte del suo compagno di missione sono stati inutili.
Dal 2006 lavorava come guardia di sicurezza all’aeroporto di Bangkok, ma aveva mantenuto un legame con Navy Seal e si univa spesso alle loro attività e le forze armate ora pensano di promuoverlo di grado in onore del suo sacrificio. La sua salma è già stata portata nella base della Marina thailandese a Sattahip, dove sono stati osservati dieci minuti di silenzio.

Il re Vajiralongkorn ha disposto un funerale reale, e un importante risarcimento per i genitori è stato promesso sia dallo Stato, sia da aziende private.

Però resta il dolore assoluto di chi lo amava. E per noi spettatori distanti da questa “mission impossible” anche un grande senso di amarezza.
Onore a te Saman.

Stefano Mozzati